Non era una seconda dedica. Solo una frase breve: “Ho giudicato il tuo posto prima di conoscere la tua storia. Non succederà di nuovo.”

Rimasi a guardarla per qualche secondo.

Poi richiusi il libro.

Non avevo bisogno di strapparne la pagina. Non avevo bisogno di conservarla come trofeo.

La mattina seguente portai il ricettario in ospedale e lo lasciai nella sala comune del reparto, dove finivano libri, riviste e oggetti che qualcuno poteva usare durante i turni lunghi.

Elisa, l’infermiera che aveva voltato lo sguardo verso di me quella mattina, lo prese in mano.

«Ricette facili?» disse. «Finalmente qualcosa di utile.»

Scoppiai a ridere.

Lei mi guardò, sorpresa.

«Che c’è?»

«Niente. È una storia lunga.»

Poi entrai in reparto.

Avevo pazienti da vedere, famiglie da ascoltare e una giornata normale davanti a me.

Era tutto ciò che volevo.